Il romanzo Il segreto dei tetti morti di Francesco Tripodi, del 1997 è un racconto per ragazzi che intreccia elementi di avventura e mistero con uno sfondo storico legato allo scautismo italiano durante il periodo fascista. Il libro si colloca nel filone della narrativa educativa che utilizza la forma del racconto avventuroso per trasmettere valori di amicizia, lealtà e coraggio.
La vicenda si sviluppa attorno a un gruppo di giovani di Sciacca che, tra esplorazioni urbane e piccole indagini, scoprono un mistero legato ai “tetti morti”, spazi dimenticati della città che diventano simbolicamente luoghi di libertà e di immaginazione. Attraverso questo espediente narrativo il romanzo restituisce l’atmosfera emotiva dei ragazzi che vivevano lo scautismo come un’esperienza di crescita e di fraternità.
Il contesto storico evocato dal libro rimanda agli anni in cui il regime fascista impose la chiusura delle associazioni scout. Tra il 1927 e il 1928 il governo di Benito Mussolini decretò infatti lo scioglimento delle organizzazioni scout, con l’obiettivo di concentrare l’educazione giovanile nelle strutture ufficiali del regime, in particolare l’Opera Nazionale Balilla. Questa decisione interruppe bruscamente un’esperienza educativa che aveva coinvolto migliaia di ragazzi, costringendo molti riparti a sciogliersi.
Nel libro emerge soprattutto la dimensione umana ed emotiva di quella frattura: per molti giovani lo scautismo non era solo un gioco, ma un luogo di amicizia, responsabilità e scoperta della natura. La sua soppressione generò smarrimento, nostalgia e anche una forma di resistenza silenziosa, come dimostrano alcune esperienze clandestine di quegli anni, tra cui quella quella più conosciuta delle cosiddette “Aquile Randagie”, che continuarono a vivere lo spirito scout nonostante i divieti.
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